Il chiaro “Eraclito l’oscuro”


Cari lettori, ospitiamo oggi Eraclito, uno dei filosofi presocratici più complessi, almeno così si dice. Se Parmenide in alcuni concetti è difficile, Eraclito è addirittura definito l’Oscuro...
Eccolo; effettivamente sembra un po’ imbronciato...

Buongiorno, Maestro. La ringraziamo per essere venuto; però, ci lasci dire, dopo molte nostre insistenze.
L’imbecillità umana mi ha reso diffidente, ma poi ho capito che siete onesti ed allora ho accettato il vostro invito.

Cominciamo bene, su lei girano certe voci…; ma andiamo per ordine. Come altri che l’hanno preceduta in queste interviste, non è di origine propriamente greca e non ha operato in Grecia.
Sì, sono di Efeso, sulle coste dell’odierna Turchia occidentale, una di quelle città che erano colonie di antica origine greca.

Efeso è vicina a Mileto, patria di Talete, Anassimandro e Anassimene, e di fronte all’isola di Samo, patria di Pitagora. Strano che eravate tutti lì riuniti.
Nella vita tutto ha una logica che gli Uomini definiscono ‘strana’ quando non la capiscono.

Lei è nato da famiglia regale nel 550 a.C. Non volle, però, rispettare il suo destino di figlio di re che le imponeva di salire al trono. Perché?
Cedetti il trono a mio fratello perché i miei interessi erano per lo studio della Natura e non per perdere tempo con gente idiota.

Si riferisce al dissidio con i suoi concittadini, di cui rifiutò l’invito a istituire nuove leggi.
Non meritava altro quella pessima gente dedita al lusso e ai piaceri, simili alle bestie, felici solo quando trovano erba fresca da mangiare. Mi sforzai di migliorarli, forse usando metodi un po’ bruschi, devo riconoscerlo, ma era a fin di bene. Mi dettero retta solo quando si videro circondati dai Persiani. Pur assediati continuavano a vivere come erano abituati, ma, quando i viveri cominciarono a scarseggiare, si riunirono per cercare una soluzione; senza trovarla, ovviamente. Allora mi sedetti fra loro e cominciai, con un rametto di menta, a fare un impasto di farina d’orzo ed acqua e lo bevvi, dimostrando che si può sopravvivere con pochissimo. Per fortuna capirono e i Persiani, meravigliati dalla loro tenace resistenza, tolsero l’assedio.

Però il re Dario I la invitò a stabilirsi nella sua reggia dove avrebbe avuto onori e privilegi.
Sì, il Persiano tentò di corrompermi, ma gli risposi che preferivo vivere di poco. Voleva solo liberarsi di un avversario duro, prima di iniziare la sua invasione in Grecia che avrebbe messo a ferro e fuoco l’intero Mar Egeo. Per buona sorte fu sconfitto a Maratona, giusto dieci anni prima della mia morte.

Maestro, forse lei ce l’aveva con gli Efesini per il trattamento che riservarono al suo amico Ermòdoro che fu legislatore ed ebbe anche l’onore di avere la sua statua in Parlamento, ma che in seguito fu spedito in esilio.
Ermòdoro era migliore di tutti loro messi insieme! Dissi parole di fuoco per quei disgraziati: che sarebbe stato meglio che gli adulti morissero tutti quanti e lasciassero il potere ai più giovani e augurai loro di continuare ad essere ricchi per continuare ad essere malvagi.

Ecco appunto, veniamo all’argomento più delicato: il suo caratteraccio. L’accusano di essere «altero e sprezzante » e di usare toni arroganti come quando, alludendo forse ai suoi concittadini, dice che «I cani abbaiano contro coloro che non conoscono» o quando afferma di preferire anche uno solo, purché il migliore, a diecimila altre persone. Insomma, sa di essere diverso da Parmenide che fu, invece, molto amato dai concittadini per la saggezza delle sue leggi?
Ho già detto come volevano vivere quegli sciagurati; lo ricorda anche Temistocle. E, allora, tale appellativo si meritavano. In politica non c’è riconoscenza; basta vedere la fine dei miei amici pitagorici a Crotone. E poi, mi dica, lei preferisce avere un amico sincero o conoscere diecimila ladroni?

La sua domanda non ha che una risposta… Ma lei è anche accusato di essere un aristocratico.
E cos’è questa, un’accusa? Lei sa cosa significa aristos in greco? Significa “il migliore”, inteso come migliore di spirito. Voi moderni, invece, avete dato al termine ‘aristocratico’ un significato negativo. L’aristocrazia, come la intendevamo ai miei tempi, è il governo dei migliori e più capaci, mentre la democrazia è solo il governo degli eletti, anche se corrotti ed incapaci.

Lei deve essere stato un vero provocatore, come quando si mise a giocare a dadi con i bambini.
Lo feci apposta per provocare gli Efesini. Infatti quando si avvicinarono, meravigliati che un uomo maturo giocasse con i ragazzi, risposi che era meglio quello che far politica con loro!

Lei si è isolato dal mondo, vagando per i monti e nutrendosi di erbe. Così, non ha fondato una sua Scuola come fecero invece altri filosofi.
No, non ho fondato scuole, come ha fatto Pitagora, ma non ho tenuto nascoste le mie conoscenze. I miei scritti, infatti, ebbero molto seguito tanto che si formò la corrente di pensiero degli Eraclitei e fiorirono anche molti commentatori. Ho sempre sostenuto che a tutti gli uomini è data la possibilità di conoscere se stessi ed essere saggi, purché sappiano lottare contro quel terribile nemico che è il Desiderio che soddisfiamo a prezzo dell’Anima.

Veniamo alla sua tragica morte. Ma come le venne in mente di curarsi l’idropisia in quel modo?
Ma quale morte! Ero ormai anziano e un giorno mi ammalai di quella malattia. Chiesi ai medici se conoscessero cure adeguate, ma invano. Allora feci da me, provando a vivere al caldo per togliere l’acqua che invadeva il mio corpo. Così mi rinchiusi in una stalla e mi spalmai perfino di letame caldo. Alcuni, poi, dissero che così sporco finii per essere sbranato dai cani: linguacce, solo maledette linguacce. In realtà guarii, come testimoniano Aristone e Ippoboto; ma, come sempre, le dicerie corrono più veloci.

Sarà, però riempirsi di letame mi sembra alquanto eccentrico; ma andiamo avanti. È vero che lei non ha avuto un Maestro e che sia maturato ricercando solo in se stesso?
Sarebbe impossibile! Un Maestro dobbiamo averlo per forza; io seguii l’esempio di Senofane e del pitagorico Ippaso. Quando dico che ho investigato me stesso non significa che ho studiato da solo ma che ho tentato di capire il famoso detto “Conosci te stesso” a cui anche Socrate, e prima ancora Talete, provarono a dare la loro risposta.

Si dice che lei abbia composto i suoi scritti nella forma più oscura possibile proprio per essere capito solo da pochissimi e che, per di più, depose la sua opera nel tempio di Artemide rendendo così la consultazione ancora più difficile.
Per legge di Natura certe cose le possono capire in pochi, che piaccia o no. Lei si riterrebbe capace di elaborare la Teoria della Relatività?

No, certamente, non arriverei a tanto. Però posso capirne la spiegazione semplificata.
Bravo, si accontenti di quella e lasci le cose difficili a chi è capace di capirle. E poi mi faccia precisare che ho deposto gli scritti nel Tempio per profonda riconoscenza e venerazione e non certo per isolarli sdegnosamente.Eraclito l'oscuro nell'affresco "Scuola di Atene" di Raffaello Sanzio

Perché ha raccolto i suoi scritti sotto il titolo “Sulla Natura”, lo stesso che anche altri filosofi del suo tempo dettero alle loro opere?
I titoli se li inventano i posteri. I miei scritti trattavano di cosmologia, teologia ed anche di politica, con riguardo alle condizioni per avere lo Stato migliore.

Di quest’opera ci restano circa 130 frammenti, un numero sufficiente per poter comprendere il suo pensiero.
Crede che se ne fossero trecento capireste meglio ciò che ho cercato per tutta la vita? Se mi definite ‘oscuro’ per pochi frammenti, figurarsi per il doppio!

È Aristotele a definirla l’Oscuro.
Già prima anche quella serpe di Timone mi aveva definito così e Aristotele è buon compagno di costui…

Ma che lei avesse un linguaggio oscuro lo testimonia l’episodio di Socrate che, a leggere il suo libro, disse di aver bisogno dell’aiuto di un palombaro per poter capire l’oscurità delle sue parole.
Sì, è vero; ma Socrate rispondeva alle domande di Euripide, il famoso tragediografo, che gli aveva fornito una copia dei miei scritti. Cosa volete che rispondesse per far contento un sofista come Euripide? Quel furbone di Socrate fece finta di non capire, ma sapeva bene cosa intendevo… e quando fece lo spiritoso col suo palombaro alludeva alla necessità di avere un Maestro come guida. Comunque fu proprio Socrate ad aprire la strada ad un modo diverso di esplorare il mondo, con il ragionamento, la dialettica. Che dire? Noi Presocratici, come ci chiamate, eravamo ormai la vecchia generazione, più diretta e di meno chiacchiere.

Anche un anonimo poeta scrive: «Non srotolare in fretta intorno al perno il libro di Eraclito / di Efeso: è cammino difficile a percorrersi / è tenebra e buio fittissimo».
Perché non prosegue? Continua, infatti, quel poeta: «ma se un iniziato / ti guida, risulterà più chiaro della luce del sole». Se lei vuol sapere di quella disciplina che oggi chiamate “fisica nucleare” non deve pazientemente affidarsi alla spiegazione di uno che ne capisce?

Sì, certo; ma, allora, mi dica se non è oscuro nella frase… «Il nome dell’arco è vita mentre la sua opera è morte»
Mi sono un po’ divertito con un gioco di parole. In greco antico, Bìos significa vita e Biòs significa arco. Alludo al labile confine tra la vita e la morte: «Morte è tutto ciò che vediamo da svegli». Per questo parlo anche di «armonia dell’arco e della lira» dove intendo dire che dalla perfetta tensione fra struttura di legno e corde scocca la freccia o si diffondono melodie.

Forse a questo gioco di parole si riferisce Aristotele quando dice che in lei sono difficili perfino la punteggiatura e gli accenti delle parole. Comunque lei è duro anche con grandi poeti come Omero ed Archiloco che propone addirittura di prendere a frustate!
Anche il mio Senofane e lo stesso Platone contestano a Omero ed Esiodo di aver reso ridicoli gli Dei quando li presentano preda delle sciocche passioni umane.

Una delle sue oscurità maggiori è quando dice che la guerra è madre di tutte le cose. Ma la guerra è morte, coma fa ad essere madre?
Il mio Polemos, la Guerra appunto o se preferite il Contrasto, ha lo stesso significato dell’Adichìa, cioè l’Ingiustizia, di Anassimene, ovvero dallo scontro tra due Forze si genera tutto. Queste due Forze sono quelle che chiamo la Via in su e la Via in giù che, però, «sono una sola e medesima via» Un concetto simile è quello orientale di Yin e Yang che sono i due modi d’essere del Tao. Dal Contrasto, dunque, nasce l’Armonia più bella: dal freddo nasce il caldo, dal secco l’umido e viceversa; la malattia rende dolce e buona la salute e la fatica rende dolce il riposo. Tutto, dunque, nasce da contesa e necessità o, in altre parole, «Dio è giorno-notte, inverno-estate, guerra-pace, sazietàfame ».

Lei definisce dormiente chi non comprende la profondità della vita. Non le pare troppo?
Troppo poco, invece. Voi non dite che chi dorme non piglia pesci? Così io dico che chi non vuol tentare di unire il proprio Logos con il Logos universale perde tempo e spreca inutilmente la vita che dall’Alto ci concedono con immensa generosità.

Cos’è questo Logos?
Logos è una parola greca che ha molti significati collegati fra loro come ‘legare’, ma anche ‘parlare’; infatti, quando due si parlano in qualche modo si legano. Ma, prima di ‘parlare’ occorre ‘pensare’, ‘ragionare’, altri due significati. Logos è quindi la ‘ragione’, sia quella miserabile umana, sia quella indescrivibile dell’Eterno. Queste due Ragioni possono dialogare fra loro, anche se spetta all’Uomo muoversi per primo verso gli Dei. Ma gli Uomini, come dice un detto, «pur presenti, sono assenti»! Non sanno che fanno quando sono svegli e dimenticano ciò che hanno sognato di notte; figurarsi se comprendono il Logos...

Attraverso lo studio vi si può arrivare?
Lo studio è solo l’inizio perché non basta sapere le cose per capirle. Comunque, i confini dell’Anima sono irraggiungibili perché la sua natura è troppo profonda.

Dunque, come molti Presocratici, pone limiti alla conoscenza umana?
Anche il Sole non può oltrepassare i suoi limiti! Così l’essere umano può giungere fino ad un certo punto nella scala della Saggezza.

Lei dice che la Natura ama nascondersi. Non è una contraddizione? Perché la Natura dovrebbe nascondersi quando la Mente umana e quella divina sarebbero così vicine, come lei sostiene?
È solo un modo di dire. Diciamo più esattamente che sono i poveri strumenti che abbiamo per indagarla a non essere alla sua altezza. Anche il più potente, la Mente appunto, ha però i suoi grandi limiti. Per questo dico due cose che sembrano contraddirsi e cioè che l’Uomo non ha una vera conoscenza, al contrario della natura divina, ma sostengo anche che gli Uomini amanti della sapienza devono conoscere proprio molte cose.

Però sostiene che sapere molte cose non insegna a pensare in modo giusto, altrimenti lo avrebbero capito Esiodo, Ecateo lo stesso Pitagora e perfino Senofane che fu suo maestro. Lei si contraddice, perché prima ha parlato dei pitagorici come di suoi amici ed ora li critica e critica anche il suo maestro!
Non mi contraddico né li offendo, perché intendo dire che per gli umani in fondo «esiste una sola sapienza: riconoscere l’Intelligenza che governa tutte le cose attraverso tutte le cose». Ma il sommare tutte le conoscenze non porta automaticamente alla Sapienza divina, ma solo ad un sapere umano che è erudizione limitata e intellettuale, cioè superficiale. Non serve sapere molte cose se poi non si riesce a capire il mistero del loro perché. Conoscere fuori da sé è la via più facile, ma lunga e molto fuorviante, rispetto alla via più dura certo, ma più veloce del conoscere sé stesso. Il più sapiente degli uomini, messo a confronto con Dio, sembra una scimmia.

Veniamo finalmente ai suoi notissimi detti: Tutto scorre; Scendiamo e non scendiamo nello stesso fiume; Noi stessi siamo e non siamo. Cosa intende con tutta questa incertezza?
Intendo dire che siamo immersi in un mondo di apparenze, dove tutto sembra reale, concreto, solido e invece poi svanisce e trasmuta in altre forme. Per questo, quando dico che non si può entrare due volte nello stesso fiume, intendo dire che il fiume muta ad ogni istante e non è mai uguale ad un attimo prima. Solo ai nostri sensi grezzi e superficiali il fiume sembra uguale, placido e immobile. Invece, tutto scorre, come il Sole che ogni giorno è nuovo.

Il suo discepolo Cratilo su quest’idea dell’inesistenza della realtà si spinse fino alla stravaganza, giungendo addirittura a non volerne parlare, ma solo accennare col dito! Questa vostra incerta visione ricorda l’incertezza che suscitano i paradossi estremi di Zenone, dove sembra quasi che il pensiero si paralizzi.
Non sarebbe male che accanto a questo continuo esplorare il mondo esterno l’Uomo riprendesse ad esplorare anche il suo cuore…

È vero che lei e Parmenide siete gli opposti?
Gli storici della filosofia sono soliti contrappormi a Parmenide, come se avessimo due pensieri del tutto differenti, dove lui sarebbe il cantore dell’Essere immutabile ed io invece dell’eterno Divenire. Tutte chiacchiere! Più che noi due, sono stati i rispettivi seguaci a volerci distinguere a tutti i costi ed anche chi non capisce niente di filosofia, forse abbagliati dai diversi caratteri del venerabile Parmenide e dello stravagante Eraclito. Così gli Eraclitei erano detti “quelli che scorrono” e i Parmenidei “quelli seduti”, come fossimo due mode o due partiti. Poi ci si misero anche i commedianti come Epicarmo che scherza dicendo che un debitore se è eracliteo può sperare che il debito ‘scorra via’, mentre se è parmenideo che ci sia sempre. Sono solo i soliti schemi! Infatti, anche Parmenide definisce il mondo del divenire come illusione ed io so bene che accanto a questo mondo che si agita continuamente vi è quello immutabile ed eterno. Il suo Non-Essere è la stessa cosa del mio Tutto-scorre. Il suo Essere corrisponde al mio Logos divino!

Maestro Eraclito, anche con lei è giunto il momento di lasciarci. Prima abbiamo sfiorato l’idea della Saggezza; ce ne può dare una sua definizione?
La Saggezza è la virtù più grande; è dire il Vero, dando ascolto alla Natura.

 

Giuseppe Santilli


 

Lo studio è solo l’inizio perché non basta sapere le cose per capirle.

Comunque, i confini dell’anima sono irraggiungibili perché la sua natura è troppo profonda.